Jesolo alza la posta: 12 chef stellati per un festival vista mare
A maggio la città diventa una mappa gourmet: grandi nomi della cucina internazionale incontrano i ristoranti locali
Jesolo cambia passo, e lo fa nel modo più diretto possibile: mettendo i grandi nomi della cucina contemporanea dentro i ristoranti della città, fianco a fianco con chi quel territorio lo vive ogni giorno. Il Jesolo Gourmet Festival torna a maggio con una seconda edizione che smette i panni dell’evento curioso per entrare con decisione nel calendario delle destinazioni gastronomiche da segnare.
Dal 15 al 17 e dal 22 al 24 maggio 2026, dodici cene, dodici ristoranti, dodici chef. Ma soprattutto dodici visioni diverse di cucina che si incontrano a pochi metri dal mare.
Il valore del festival sta proprio qui: nella capacità di far dialogare linguaggi molto distanti tra loro, senza perdere il legame con il territorio. E i nomi coinvolti raccontano bene questa ambizione.

Anthony Genovese, due stelle Michelin con Il Pagliaccio a Roma, è uno degli interpreti più raffinati della cucina internazionale in Italia. Nato in Francia, cresciuto tra Asia ed Europa, ha costruito una proposta che mescola tecniche e culture con grande libertà. La sua presenza a Jesolo porta una visione cosmopolita che raramente si incontra in una località balneare.

Accanto a lui, Massimiliano Delle Vedove, protagonista del progetto Smoked Room a Madrid, due stelle Michelin, dove il fuoco diventa linguaggio assoluto. Una cucina essenziale, costruita attorno alla brace, che promette esperienze lontane dalla comfort zone.

Dall’isola di Malta arriva Jonathan Brincat del Noni Restaurant, una stella Michelin, uno degli indirizzi più interessanti del Mediterraneo contemporaneo. La sua cucina racconta il mare con eleganza e precisione, lavorando su materia prima e identità.

Il racconto italiano non è da meno. Isa Mazzocchi, stella Michelin con La Palta, è una delle voci più autentiche della cucina emiliana contemporanea: profonda, personale, mai nostalgica. Peppe Guida, con Antica Osteria Nonna Rosa, porta a Jesolo tutta la forza della cucina campana, fatta di memoria e tecnica.
Interessante anche la presenza di Nicola Gronchi, stella Michelin con il Ristorante Romano di Viareggio, custode di una cucina di mare sempre viva, e Stefano Ciotti del Nostrano di Pesaro, capace di costruire piatti contemporanei senza perdere il legame con l’Adriatico.
Vincenzo Manicone, al Tancredi di Sirmione, rappresenta una nuova generazione che lavora con precisione e identità, mentre Francesco Sodano, oggi alla guida della proposta gastronomica di Famiglia Rana, porta con sé un percorso costruito tra cucine importanti.

Poi ci sono le storie in movimento: Alessandro Rossi, che dopo la stella conquistata al Gabbiano 3.0 ha intrapreso un nuovo percorso con Barbagianni, e Tina Marcelli, stella verde Michelin, che ha fatto della sostenibilità una pratica concreta e si prepara a una nuova apertura in Alto Adige.
A chiudere il cerchio, l’energia giovane di Andrea De Lillo, under 30 del Nin sul Garda, già capace di attirare attenzione per una cucina fresca e molto contemporanea.
Questo mix di esperienze, stili e generazioni è il vero punto di forza del festival. Non una semplice parata di stelle, ma un laboratorio diffuso dove ogni cena diventa un incontro tra chi arriva e chi accoglie.

E qui entrano in gioco i ristoranti jesolani, veri protagonisti silenziosi dell’operazione. Amarmio, con la sua posizione privilegiata e una cucina che guarda al mare con eleganza contemporanea, si prepara a dialogare con uno degli ospiti più attesi. Country House Salomè, immersa in un contesto più raccolto e quasi rurale, offre invece una dimensione intima che cambia completamente il ritmo dell’esperienza.
Flora – Cucina, Bottega, vino porta in scena un’idea dinamica di ristorazione, fatta di ricerca e convivialità, mentre Jolà Emotional Cuisine gioca apertamente sul piano sensoriale, costruendo percorsi che vanno oltre il piatto. Ristorante KEL.A lavora su una cucina moderna e precisa, mentre PURO Cucina Autentica mantiene un legame diretto con la materia prima e con una visione più immediata del gusto.
Terrazza Aurora, con il suo affaccio diretto sul mare, rappresenta forse l’immagine più iconica del festival: cenare guardando l’orizzonte mentre la cucina d’autore prende forma. RoseMar Fine Restaurant spinge invece su un’eleganza più strutturata, dove ogni dettaglio contribuisce all’esperienza.

Ristorante da Omar e Ristorante da Guido raccontano due anime della ristorazione locale, più legate alla storia e alla continuità, ma pronte ad aprirsi al confronto con linguaggi nuovi. Zona d’Ombra, infine, aggiunge una nota più informale e contemporanea, completando una mappa che attraversa stili, atmosfere e pubblici diversi.
Dodici luoghi, dodici interpretazioni dell’accoglienza, dodici modi di vivere una cena. È questa la vera costruzione del festival: una città che si trasforma in un percorso gastronomico diffuso, dove ogni tappa ha una sua identità precisa.

Dietro, una regia che guarda lontano. Marco Colognese parla di intreccio di sensibilità, ingredienti e linguaggi: una definizione che restituisce bene l’idea di un evento che vuole costruire identità, non solo visibilità.
Jesolo inizia così a raccontarsi in modo diverso. Non solo spiaggia, ma tavola. Non solo stagione estiva, ma esperienze che lasciano il segno anche fuori dai mesi più affollati.
Una direzione che merita attenzione, perché quando una destinazione riesce a coinvolgere davvero i propri ristoratori e a metterli al centro di un progetto condiviso, il risultato non è un evento, ma un racconto che resta.

Link utili
https://www.cibovagare.it/jesologourmetfestival
https://www.jesolovenice.com